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Le emozioni nei bambini: come aiutarli a riconoscerle e a gestirle

24-06-2021 11:40

Dott.ssa Lucia Cristina Aletta, psicologa e psicoterapeuta clinica infantile Tavistock

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Le emozioni nei bambini: come aiutarli a riconoscerle e a gestirle

Per i bambini le emozioni sono un mondo da scoprire. Non è sempre facile riconoscerle e gestirle, i genitori hanno un ruolo importante.

Quante emozioni dentro di noi!!

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici che ci permettono d’interagire con l'ambiente che ci circonda e di interpretarlo.


Le emozioni sono un elemento fondamentale dell’essere umano: il nostro benessere dipende largamente dalla nostra capacità di regolarle, gestirle e comprenderle correttamente quando le vediamo negli altri.


C’è sempre un evento scatenante specifico per ogni emozione, così come ci sono sempre cambiamenti fisiologici e comportamentali.

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I bambini provano emozioni?

I bambini sono in grado di provare emozioni sin dai primissimi mesi di vita. Il modo di fare esperienza delle stesse, cresce nel tempo grazie ad un processo di sviluppo che comprende: aspetti cognitivi, motori e sociali.


Questi aspetti sono collegati tra loro e costituiscono un “ponte” fra il mondo interiore del bambino ed il mondo esterno. I bambini imparano a regolare le proprie emozioni all'interno della relazione
con l'adulto; il tipo di relazione che i piccoli instaurano con le figure di attaccamento determina il modo e la misura in cui avrà luogo il loro sviluppo emotivo futuro e il modo di relazionarsi con gli
altri.


Il valore delle emozioni sta nella capacità di poterle vivere liberamente ma, al contempo in modo adattivo, tale possibilità è influenzata, nella primissima infanzia, dalla risposta che i bambini ricevono dal mondo degli adulti.


Le reazioni emotive dei bambini si modificano nel tempo perché si modificano anche le loro interpretazioni degli eventi. Con la crescita, i bambini, diventano più abili nel riconoscerle e nel
prevederle.


Nonostante abbiano una base innata le emozioni sono molto complesse, in quanto hanno diverse componenti, sia fisiche, che cognitive, che relazionali che comportamentali, e imparare a
padroneggiarle completamente è un compito lungo e difficile, che può non essere raggiunto mai del tutto.


La maturazione del cervello del bambino gioca un ruolo fondamentale in questo percorso, possiamo dire che, se opportunamente aiutato, intorno ai dieci-dodici anni può raggiungere un completo funzionamento emotivo, diventando capace di esprimere, regolare e comprendere le emozioni proprie e altrui.

 

Fin dai primi giorni di vita, il bambino, è capace sia di segnalare un bisogno, ad esempio attraverso il pianto e allo stesso tempo di suscitare una risposta da parte dell’adulto che si prende cura di lui.
Il legame e la risposta data, consentono al bambino di regolare la propria emotività.


I bambini, quindi, apprendono le emozioni e il loro modo di usarle e gestirle nel contesto familiare.
Il bambino possiede fin dalle prime settimane di vita la capacità di provare empatia, provando così ad entrare in sintonia ad esempio rispondendo ai vocalizzi di adulti o bambini o tentando di
“imitare” le espressioni del viso dell’adulto, con lo stato emotivo della mamma in primis e delle altre figure che lo accudiscono in un secondo momento.


Durante gli anni della scuola materna, il bambino scopre che si può esagerare o limitare l’espressione di un’emozione, ad esempio mostrandosi più contento o meno triste di quello che si
è realmente. Sempre durante questi anni, il bambino viene “contagiato” dall’emozione dell’altro, per cui, ad esempio, se un coetaneo accanto a lui piange, può scoppiare lui stesso in un pianto
disperato.


Intorno ai 4-5 anni di rafforza anche l’empatia pertanto, di fronte a un compagno che piange, il bambino grandicello non verrà contagiato dalla sua angoscia, ma potrà provare dispiacere e
cercare di consolarlo.


In età scolare il bambino arricchisce ancora il proprio bagaglio emotivo ad esempio inizia a comprendere che non sono solo gli eventi esterni a suscitare emozioni ma anche alcuni aspetti
interni, come i desideri e che due persone diverse possono provare emozioni diverse nella stessa circostanza.


Più avanti ancora, attorno ai nove-dodici anni, le abilità emotive si fanno ancora più articolate, fanno la loro comparsa le emozioni morali, quelle cioè legate a dei principi etici e morali, come
l’orgoglio e il senso di colpa, e quelle ambivalenti, cioè il bambino scopre che può provare due o più emozioni diverse in una stessa situazione.


Ad esempio, di fronte a un cambio di scuola, un ragazzino può provare contemporaneamente tristezza, per i compagni che non vedrà più, paura per l’ambiente nuovo e un senso di eccitazione
per le nuove amicizie che potrebbe fare e le persone che incontrerà.

 

Infine, intorno a quest’età, il bambino scopre anche che può regolare le proprie emozioni e sperimenta strategie diverse per
farlo.

Quante e quali emozioni?

Numerose sono le emozioni che ci caratterizzano fin dalla primissima infanzia: paura, rabbia, gioia, disgusto, gelosia, tanto per dirne alcune.


Per aiutare i piccoli a sbloccare le emozioni, oltre a strumenti come il disegno o il gioco, è importantissimo l'atteggiamento dei genitori. Le emozioni tendono a restare nascoste quando i
genitori stessi insegnano a nasconderle.

 

Frasi come "Non ti devi arrabbiare" "Non è motivo di provare paura" "Non piangere"  sono affermazioni che, anche se dette in modo inconsapevole da parte del genitore, rendono meno
probabile la libera espressione di un'emozione da parte del bambino.

 

Piuttosto che insegnare ad un bambino a soffrire in silenzio, reprimendo l’emozione provata, è meglio invitarlo a parlare, a manifestare tutte le sue emozioni, anche quelle negative.

 

LEGGI ANCHE: La rabbia nei bambini: cosa la scatena e come gestirla

Perché è importante che i bambini imparino a gestire le proprie emozioni?

È importante spiegare ai bambini che tutte le emozioni sono necessarie. Una corretta gestione delle emozioni migliora la qualità della vita e permette di affrontare con più facilità situazioni di vita, che inevitabilmente non potranno essere sempre facili e favorevoli. Senza tale bagaglio c'è la possibilità di stare peggio e, nei casi peggiori, di ammalarsi, sviluppando potenzialmente
psicopatologie.


La corretta gestione delle emozioni non ci garantirà, ovviamente, che non incontreremo emozioni negative, però, ci permetterà, di sapere come affrontarle. Riconoscere cosa ci sta provocando in
un determinato momento riuscendo a comprendere anche l’emozione che stiamo vivendo, ci permetterà di comportarci e di relazionarci con gli altri in modo più consapevole e più adeguato.


Abbiamo detto che, per fare uscire le emozioni occorre accettarle, mostrarle. Il genitore, dunque, dovrà fare un piccolo lavoro su se stesso lavorando prima di tutto sulle sue emozioni; è difficile
accettare le emozioni dell’altro, se non si accettano e riconoscono le proprie.

 

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Gli adulti dovranno diventare “allenatori” di emozioni
In che modo?


Dando semplicemente risposte più empatiche e meno di chiusura.
Ad esempio, invece di dire:
“Smettila di piangere!” si potrebbe dire: “Perché piangi? Cosa c’è che non va?”
Se il bimbo saltella e ride… gli potremmo chiedere: “Ma cosa ti rende così felice? Raccontami…”
Invece di dire: “Non devi urlare!” si potrebbe dire: “Ti ascolto anche se parli piano!”
“Non devi farlo!” potrebbe essere sostituito con “Ti faresti male per questo voglio che tu non lo
faccia!

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